Personaggio centrale della musica italiana, come il padre, ma in un’altra epoca e in diversa maniera. Figlio del celebre tenore Tito Schipa, che nella prima metá del Novecento, elevó la sua fama al pari di quelle di Caruso, Del Monaco o ai giorni nostri di Pavarotti. Similmente Tito Schipa junior, nato a Lisbona nel 1946, ha avuto una carriera ricca di meritati successi. Autore, da giovanissimo, nel 1967, della prima opera beat italiana, Then an Alley, realizzata su canzoni di Bob Dylan e solo un anno dopo definitivamente alla ribalta con la creazione della prima -geniale- opera rock, Orfeo 9, che debuttò il 23 gennaio 1970 al teatro Sistina di Roma, con la collaborazione di Garinei e Giovannini. Ne furono tratti anche un disco e un film-tv e vide la partecipazione di artisti come Bill Conti, Renato Zero, Loredana Berté e Tullio De Piscopo. Come cantautore ha realizzato diversi dischi di pregio e tra i suoi brani più noti ci sono Non siate soli e Son passati i giorni, tratti dall’album Io ed io solo del 1974. Nel 1988 si è cimentato nuovamente con un repertorio di Dylan, trasposto per pianoforte e tradotto in italiano, a titolo Dylaniato (ristampato su CD dalla padovana M.P. & Records), che ha portato in tour, toccando anche il Veneto a Mira, sulla riviera del Brenta. Talentuoso autore anche di colonne sonore, regie liriche, documentari, corsi sul melodramma e libri. Piú di recente, vincitore del premio Tenco del 2025 come operatore culturale.
Cosa ha significato per Tito Schipa jr portare un nome che é giá una parte della storia della musica?
Sì, il nome è stata una cosa ambigua e ha avuto lati positivi e negativi. A me interessano soprattutto quelli negativi dell’aver tenuto il nome che mio padre mi aveva dato, cioè Tito Schipa Junior. Lui lo dichiaró addirittura in un’intervista degli anni Trenta sul Time, che “Tito Schipa junior non è ancora nato”, quindi è stato proprio lui a volermi chiamare così e invece probabilmente è stato preso per una mia presuntuosa autoimposizione di un nome d’arte e alcuni si sono permessi all’inizio di dire “ah, io sono stato quello che ha stroncato Tito Schipa junior”. Insomma, questi sono stati i lati negativi. I lati positivi francamente non li so, ma non posso dire che non ci siano stati, insomma, probabilmente un po’ di stima, diciamo anticipata, l’ho potuta avere per questo.
Hai iniziato a essere conosciuto per l’Orfeo 9, forse non del tutto riconosciuto per la sua importanza, è corretto?
Sì, bisogna dire che qualche anno prima , con l’opera Then an Alley, c’era già stata una specie di bel risultato da parte mia, che poi ha portato all’Orfeo 9. Comunque non è che non abbia avuto successo, è che non è stato proprio messo nelle condizioni di avere successo. Essendo stato stroncato a priori proprio dalla stessa produzione che lo realizzó, cioè la RAI, che lo mise in quarantena sine die per questioni di censura bieca e miope e che allora nessuno riuscì a contrastare. Per questo abbiamo pagato lungamente le conseguenze e le stiamo ancora pagando. Non si tratta neanche di successo o di non successo, si tratta proprio di “palle al piede” messe da subito, di cui non siamo poi riusciti a liberarci. Malgrado questo, abbiamo tirato avanti ed è diventato comunque, a suo modo, un culto, per fortuna. E questo culto poi tra l’altro, nella versione televisiva, ogni tanto passa, anche se purtroppo la qualità tecnica non è un granché. Comunque è già stato rifatto in alta definizione, colori e stereofonia. Insomma, per essere un film girato in 16 millimetri nel 1973 non è male.
Come si è invece sviluppato l’amore per Bob Dylan?
Da circostanze formidabili e avventurose della vita (si chiamano coincidenze), per cui una notte che non dimenticherò mai, un mio amico insisteva perché sentissi una certa canzone, io che ancora ero tutto dalla parte del melodramma, insomma, ero un ventenne, ma ero tutto dedicato a Verdi e Puccini per le ragioni che puoi immaginare. Però lui insisteva perché ascoltassi questa canzone, aveva capito qualcosa di me e mi avvicinò a un juke-box su una riva del Tevere di notte d’estate e fece partire Like a rolling stone di Dylan. La mia vita si ribaltò completamente, perché in quel momento capii che avevo trovato l’autore contemporaneo che avrebbe potuto essere il nostro Verdi, cioè l’uomo capace di raccontare in musica, come ai tempi del melodramma italiano. Da lì è partita l’idea di tutto quello che poi sarebbe successo.
Dell’album Dylaniato attualissima in questo periodo é la canzone Signori della guerra…
È quella che ho fatto al teatro Ariston di Sanremo quando mi hanno dato il premio Tenco nell’ottobre scorso. Perché i mercati d’armi sono gli unici veri definitivi responsabili di tutto quello che succede. È inutile girarci intorno.
Come cantautore basterebbe citare il bellissimo intreccio di voci di Non siate soli… che ricordi hai di quel periodo?
È stato un momento, una parentesi, perché avevo dei modelli talmente straordinari da seguire, che non esistono più. Mi hanno stimolato a questa cosa, ma non era il mio mestiere, sono un uomo del teatro musicale. Quindi quel periodo da cantautore è stata veramente una parentesi, che poi ho chiuso, non avevo veramente piú stimoli esterni e non sono più riuscito a provare le motivazioni per affidarmi alla canzone e basta. Sono tornato al mio mondo, che è quello della narrazione in musica vasta, teatrale. Insomma della drammaturgia musicale, che è quella che mi interessa di più.
Ho letto che tieni anche seguitissime lezioni sul melodramma…
Faccio dei corsi sul melodramma, sempre per lo stesso discorso. È la drammaturgia in musica in tutte le sue forme, non mi importa seRocky Horror, Hair oppure La Tosca di Puccini, per me è un tutt’uno. A proposito di Tosca, la mia versione ha cambiato la vita a molte persone e adesso prevedo di farlo in rete e se mi seguite su uno miei profili Facebook o sul canale YouTube, che si chiama Tito Schipa Planet, prima o poi riuscirò, credo a breve, a far trasferire il seminario su Tosca in rete e spero di cambiare la vita ad alcune persone come é successo dal vivo. Non è possibile descrivere prima quello che si può sperimentare in un’occasione del genere, ci vuole tempo, ci vogliono quei 10 incontri fatti bene, perché o è così oppure non si capisce niente dell’opera in generale o di un’opera specifica.
Dove si tengono di solito queste lezioni?
Quelle fisse sono state all‘Università Popolare di Roma negli ultimi 10 anni. In realtà poi hanno girato per accademie, conservatori e club privati in tutta Italia. Ma anche in università come quella Orientale di Napoli, per esempio. È stato un vero successo. L’unico problema col seminario di Tosca è che dura almeno 10 incontri di un’ora e mezzo.
Per quanto riguarda l’attuale panorama musicale nazionale, cosa ascolti?
In questo momento proprio la cosiddetta musica leggera internazionale veramente non mi interessa più. Non trovo più nessuna emozione. Però bisognerebbe scoprire quali erano le emozioni di allora per capire perché uno oggi non sta più attento. Perché le emozioni di allora erano una roba! Cioè quello che ci arrivava in quegli anni fatali, dai Beatles, dalla West Coast, da Donovan e da Dylan naturalmente, sono cose assolutamente irripetibili. Lì si stava facendo la storia della musica con la M maiuscola. É la musica per cui saremo ricordati nei secoli futuri, non certo l’avanguardia musicale colta, sinfonica, che ha distrutto tutto, ha fatto un macello tremendo. E neanche per quello che è successo dopo gli anni Ottanta o negli anni successivi, che è praticamente diventata vergognosa.
Passando al presente, di cos’altro ti stai occupando?
Sto scrivendo un’altra opera rock, che mi sta a cuore da tantissimo tempo, Gioia. È la storia di una tipa dal coccolone mistico, non di un’adolescente, di una teenager, diciamo, che mette in crisi la famiglia. É il modo di fare evolvere questa ragazza dalla sua crisi da parte di una famiglia, che di queste cose se ne intende, ed è una crisi spirituale dove vengono in gioco degli argomenti che a me sono sempre interessati moltissimo, che sono appunto quelli della spiritualità, del misticismo… ma senza annoiare, per carità!
Infine c’è qualche speranza di rivedere Tito Schipa jr cantare dal vivo?
Dal vivo praticamente da molto tempo non ci sono più. C’è stata appunto questa comparsata all’Ariston, ma era un premio importante alla carriera, quindi sono andato, ma in questo momento tutta la mia energia è concentrata su Gioia e sul seminario di Tosca. Poi c’è anche un altro progetto gigantesco, che è quello di una versione in animazione della Tosca di Puccini, un progetto per cui mi sto battendo ormai quasi da 30 anni, che non era possibile realizzare fin’ora per questioni di costi e che invece adesso sta diventando molto abbordabile e quindi sta tentando di essere ripresa.

