Renato Marengo, ovvero come la musica napoletana oltrepassò la tradizione

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Renato Marengo, ovvero come la musica napoletana oltrepassò la tradizione

Marengo Da Donella

Pochi, tra gli appassionati di musica, non hanno mai sentito nominare almeno una volta il nome di Renato Marengo. Nato a Napoli nel 1943, è noto dagli anni Settanta come uno dei più importanti produttori discografici della scena partenopea. Da Tony Esposito a Edoardo Bennato, da Roberto De Simone alla Nuova Compagnia di Canto Popolare, da Eugenio Bennato a Teresa De Sio, ma non solo (vedi i veneti Opus Avantra). Negli anni Ottanta è stato conduttore radiofonico, su Rai Radio Uno, del programma  Demo con Michael Pergolani. Insieme a quest’ultimo ha scritto, nel 1998, il libro Song ‘e Napule. E’ autore anche di diversi saggi e di biografie di musicisti e notevole è anche la sua attività come giornalista, in varie riviste specializzate e quotidiani. Si è occupato con passione e competenza anche di televisione, teatro e colonne sonore.   

Marengo + Pergolani
La copertina del libro di Marengo e Pergolani

Più volte ha avuto anche a che fare con il Veneto, per la rivista Attuale, per la collaborazione con i trevigiani prog Opus Avantra e recentemente per la prefazione e la presentazione dell’originale romanzo “storico-musicale” di Alfredo Tisocco “il violinista nel deserto”. In quest’occazione Italiani.it lo ha incontrato nello spazio di Donella Del Monaco, Chez Donella, a Treviso.    

Come è nato l’incontro con gli Opus Avantra?

Ho incontrato Alfredo prima di conoscere Donella, perché ci siamo conosciuti -ed è una storia abbastanza incredibile- facendo il militare quando io avevo 28 anni e mezzo e lui 29 anni e mezzo. Mi trovavo in una caserma a Napoli e lui era triste perché non riusciva a guidare nel traffico napoletano. Nacque un’amicizia molto importante.
Lui era un filosofo, io uno scrittore e un giornalista e negli anni Settanta decidemmo, da militari, di dar vita, tra Napoli e Venezia, ad Attuale, una rivista di ipercultura dove poi avrebbero lavorato Guido Crepax, Roberto De Simone e Giuseppe Sinopoli; insomma è stata una una specie di piccola Arcadia. Poi, quando si tornò a casa, mi invitò ad andare a Venezia e lì mi presentò Donella Del Monaco, che era una cantante di musica lirica, figlia di Marcello Del Monaco, maestro di suo fratello Mario Del Monaco, famoso tenore. Lei aveva voglia di fare qualcosa di più aperto rispetto alla lirica, quindi inconsciamente pensava al prog.
Già allora a me piaceva molto questa contaminazione e poi ero figlio di un musicista prima viola al teatro San Carlo, anche se ero un rocchettaro e scrivevo sul settimanale musicale Ciao 2001. Riuscii a capire che forza avesse quel gruppo e portai Toni Esposito, che già producevo, a contaminare la band che avevamo formato, Opus Avantra (Avan-tra inteso come avanguardia – tradizione).
Quindi con Alfredo Tisocco, che aveva anche lui la sua formazione, ci fu questo ulteriore incontro fatale. Produssi il primo loro disco, proprio mentre lavoravo con Toni Esposito e la Nuova  Compagnia di Canto Popolare… e fu un’esplosione! Il termine progressive ancora non era stato inventato e questa musica la chiamavano contaminata.

Marengo + Tisocco
La copertina del romanzo di Tisocco con la prefazione di Marengo

E ad un certo punto è arrivato il momento del Napule’s Power…

Poi ho continuato il mio lavoro a radio e televisione e soprattutto, tornando a un vecchio amore, ho scritto Napule’s PowerMovimento Musicale Italiano, con il quale ho sostenuto tutto il movimento napoletano, con  tutti gli artisti che hanno rinnovato la musica napoletana, rispetto alle canzonette neomelodiche. C’erano Pino Daniele, Alan Sorrenti, la Nuova Compagnia di Canto Popolare, Roberto De Simone, Eugenio Bennato, gli Osanna, James Senese e Napoli Centrale. Insomma, tutti quegli artisti che hanno creato un vero e proprio movimento musicale di cui ho avuto anche il piacere di produrre diverse cose.
Ero stato ispirato da un incontro fatale nell’auditorium della Rai di Napoli, dove facevamo uno speciale su Ornella Vanoni ed era venuto dal Brasile Vinicius de Moraes e Toquinho. Proprio da lì abbiamo creato anche noi un movimento, Napule’s Power, ispirato al Black Power dei neri americani, perchè ero stato molto colpito dal movimento di questi neri che non erano violenti, ma volevano far valere i loro diritti. In più noi ci consideravano i neri del Vesuvio. Negritudine anche perché eravamo fieri di essere al centro del Mediterraneo e dal Mediterraneo arrivavano questi balli, canzoni, suoni. Insomma creavamo musica. 

Perchè Napoli è stata musicalmente così attrattiva e importante?  

Napoli ha la capacità di assorbire e poi di ridare e così nasce una musica e che è solo napoletana. Non c’è un’altra città uguale, con tutta la la musica popolare del sud, della Calabria, della Puglia. Inoltre nel mio libro spiego che anche la presenza nel dopoguerra della Nato ha avuto la sua parte importante in questa crescita, portando i suoni d’oltre-oceano: proprio nei localetti del porto, frequentati  per decine di anni dai militari americani, erano nati artisiticamente artisti come i fratelli Bennato. Lo stesso James Senese (grande sassofonista, scomparso l’anno scorso) era proprio figlio della guerra: lui e Franco Del Prete avevano già fondato gli Showmen, che erano un gruppo beat, e poi i Napoli Centrale (jazz-rock).
Inoltre riuscii anche a far entrare la Nuova Compagnia di Canto Popolare, che era rigorosamente musica popolare, nelmon do del rock, chiamiamolo così, perché in fondo gli stessi Beatles facevano musica popolare, no? Quindi perché non farla anche noi? 

Marengo Primo Piano

Quali sono le produzioni discografiche a cui è più legato?

La Tammuriata nera della Nuova Compagnia di Canto Popolare. Poi Toni Esposito con Rosso napoletano; anche Brigante se more  di Eugenio Bennato e Quant’è bello lu murire acciso di Roberto De Simone. Con Teresa De Sio ho prodotto Villanelle popolaresche del Cinquecento e poi l’ho inserita in Musica Nova con Eugenio Bennato, Esposito, Gigi De Rienzo e Bob Fix, insomma un passaggio fra la musica popolare e un etno-rock più contaminato, però più moderno.

Un’ultima domanda: su cosa sta lavorando ora Renato Marengo?

Stiamo preparando il libro di Donella del Monaco: è molto importante; tra l’altro al volume collegheremo questa ripubblicazione -che è strepitosa- di Rosa Rosae di Donella; il libro l’ha scritto Renzo Cresti e ci ho collaborato anch’io.
Poi personalmente sto lavorando a un progetto cinematografico su Napule’s Power, lavoro con Franco Bixio nelle colonne sonore dei grandi del cinema, scrivo nuovamente su Ciao 2001 e collaboro col Corriere della Sera, insomma… “faccio cose”!  

Renato Marengo, ovvero come la musica napoletana oltrepassò la tradizione ultima modifica: 2026-06-23T12:18:55+02:00 da Gigi Fincato

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