Vannuccio Zanella, una passione per la musica lunga una vita

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Vannuccio Zanella, una passione per la musica lunga una vita

Vannuccio Zanella con Renato Marengo e Lino Vairetti

Nato a Bassano del Grappa nel 1961, Vannuccio Zanella abita da sempre a Tombolo, nel padovano. Noto come discografico, produttore e organizzatore di concerti, ma soprattutto vero appassionato di musica. Passione che riversa, anche nelle recenti serate da Chez Donella a Treviso o nell’auditorium comunale di Tombolo, sempre pronto a presentare, con professionalità ed empatia non comuni, vecchi e nuovi artisti della scena nazionale, ma non solo. 

Vannuccio, iniziamo proprio dalla tua Tombolo, sei tra gli artefici della programmazione dell’auditorium Vighesso…

L’auditorium mi sembra ovviamente interessante per la cultura locale, fortunatamente, dopo averlo aspettato praticamente 60 anni. Questa sala, utilizzabile per spettacoli o altre cose, ci è stata data in concessione dall’amministrazione comunale di Tombolo ed è importante perchè ci dà la possibilità di organizzare spettacoli, che a volte riguardano artisti nostri, ma ovviamente anche artisti di altre situazioni. Comunque sempre persone che ho avuto modo di conoscere nella mia vita professionale. Prossimo appuntamento nell’auditorium, sabato 18 aprile, quando avremo due band venete, che ci faranno risentire la musica degli anni Sessanta e Settanta.

Come é avvenuto il tuo avvicinamento professionale alla musica?

Ricordo che fin da bambino ho sempre avuto passione per la musica, grazie a una delle mie sorelle, che ogni sabato mi comprava un 45 giri, per cui ho avuto questa fortuna. Dopodiché da sempre volevo fare il produttore discografico e fortunatamente, pur avendo fatto ragioneria e poi economia e commercio a Ca’Foscari, posso dire con orgoglio di essere riuscito a fare il produttore discografico. Grazie a una serie di fortunate situazioni nate nei primi anni Novanta, ho avuto la possibilità di lavorare con la IT di Vincenzo Micocci (quello di “Vincenzo io ti ammazzerò” di Alberto Fortis), avendo modo di entrare nel Gotha della musica italiana e conoscendo artisti come Arturo Stalteri, Tito Schipa Junior, Mario Castelnuovo e chi più ne ha più ne metta. E questo ci ha aperto molte porte con l’etichetta MP, nel senso che abbiamo cominciato ristampando dei gioielli del passato, che magari in CD non erano mai usciti o che le major non si erano mai sognate di far uscire. Da cosa nasce cosa, quindi poi sono arrivate produzioni autonome, fino ad avere nomi anche internazionali, come è stato Rick Wakeman degli Yes, o Sonja Kristina dei Curved Air, Insomma grandi soddisfazioni.

Ma non c’è solamente l’etichetta discografica MP, vero?

L’etichetta MP nasce nel 1992, per cui un po’ di strada l’abbiamo fatta. GT Music si occupa invece della distribuzione, mentre Miocio Poldo sono le edizioni musicali. Sono tre cose completamente diverse; purtroppo c’è una certa ignoranza sulla conoscenza dell’amministrazione dei diritti musicali. Una canzone ha tre tipi di diritti, uno è il diritto dell’autore che l’ha scritta, un altro è il diritto di chi l’ha registrata (quindi che ha la proprietà della registrazione), terzo è il diritto editoriale, cioè è l’editore che può avere rientro economico dallo sfruttamento del brano. L’etichetta non è la distribuzione, l’etichetta non è l’editore, l’etichetta è il nome che viene dato a chi ha una certa linea di prodotti musicali. 

Zanella Chez Donella
Un concerto da Chez Donella a Treviso (seduto, sulla destra Zanella)

Mi sembra che tu abbia anche una propensione a proporre artisti sottovalutati o dimenticarti, è così?

Sicuramente, perché la considerazione di un artista dipende dal gusto personale, ma ci sono musicisti che secondo me non hanno avuto nella loro carriera un’esposizione corretta. C’è anche il discorso che, come dico sempre, gli artisti che hanno vissuto discograficamente gli anni Settanta  e Ottanta (ma non solamente) come talento e anche come rapporto personale che hanno con il discografico, con il produttore, con chi lavora ad un disco, sono molto diversi dai giovani di oggi. Siamo veramente a livelli completamente diversi.
Ciò è accaduto, per esempio, conTony Pagliuca,  Renzo Zenobi o anche Arturo Stalteri, tutte persone che hanno lavorato moltissimo negli anni Settanta e hanno sempre un rapporto paritario con il discografico, che, con la sua esperienza, gli spiega cose che magari a loro possono sfuggire. O viceversa, l’artista dice “guarda, secondo me qui va meglio così perché io la musica la so e tu un po’ meno”. Per cui è un rapporto collaborativo enorme. Oggi invece ti trovi ad avere persone che ti danno già il prodotto finito, che non è necessariamente fatto nel migliore dei modi. Perché uno non può essere compositore, autore, musicista, arrangiatore, eccetera. Esistono da sempre dei ruoli ben definiti anche per fare un disco, perché ogni talento si sviluppa in maniera diversa. 

Per quanto riguarda il futuro, come vivi le difficoltà nella diffusione della musica?

Non c’è più la curiosità. Il problema nasce proprio da quello, mentre noi una volta, quando si entrava in un negozio di dischi, sembrava di essere già arrivati nel Nirvana… si perdeva un pomeriggio intero a spulciare fra quello che era uscito e -nota bene- non c’erano tutte le uscite di oggi. Avevi un certo tipo di selezione, il proprietario del negozio ti conosceva bene, quindi sapeva anche cosa consigliarti. E avevamo una curiosità intrinseca di cose nuove e la curiosità di cose nuove si chiama cultura, scopro e mi arricchisco di qualcosa di nuovo. Al giorno d’oggi è già tutto già previsto (per citare Cocciante). Non voglio scaricare la colpa sui media, dico semplicemente che, tolte certe possibilità di nicchia, di settore, il media generalista, che poi è quello che fa il il pubblico, crea l’audience per un artista, ma purtroppo non si riesce a proporre qualcosa che vada fuori da degli schemi già previsti.

Zanella Vannuccio

In conclusione a cosa sta lavorando ora Vannuccio Zanella?

Stiamo continuando la produzione di nuovi lavori. Per esempio il 9 marzo esce il nuovo disco degli Hunka Munka: se qualcuno se lo ricorda, il primo disco fu del 1972 e comprende i tastieristi Roberto Carlotto, già con i Dik Dik, e Joey Mauro. Adesso hanno fatto questo -secondo me bellissimo- disco. Subito dopo, e questa è un’anteprima per tutti, usciremo con qualcosa di nuovo della Reale Accademia di Musica, guarda caso,sempre dagli anni Settanta, dove abbiamo sia il chitarrista che Pericle Sponzilli, sia il tastierista Fabio Liberatori, che è stato anche con gli Stadio.

E anche da qui si percepisce il tuo amore per il progressive rock!

Assolutamente. Sono stato affascinato da tante cose del prog e dico sempre che il disco che mi ha cambiato la vita è stato My Life in the Bush of Ghosts di Brian Eno e David Byrne (del 1981), perché lì hanno veramente fatto esplodere la genialità di cosa si può fare in musica!

(La foto della copertina è di Roberto Scorta)

Vannuccio Zanella, una passione per la musica lunga una vita ultima modifica: 2026-03-02T09:20:35+01:00 da Gigi Fincato

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