Rossana Casale, canzoni quasi blu con vista su Venezia

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INTERVISTE MUSICA

Rossana Casale, canzoni quasi blu con vista su Venezia

Rossana Casale

Un album di notevole spessore, Almost blue, come la precedente ventina che lo ha preceduto, e perfettamente centrato sulle passioni musicali jazz e la vocalitá davvero unica di Rossana Casale. Cantante di primissima grandezza nel panorama nazionale, passata attraverso esperienze artistiche diversamente formative, dalla corista, alle prime uscite discografiche da solista (Didin di Alberto Fortis), a varie partecipazioni al Festival di Sanremo, a vari musical, al ruolo di vocal coach per il talent tv X Factor, fino all’insegnamento in conservatorio. L’abbiamo incontrata nella tappa trevigiana del suo tour piú recente, al Corner Live di Mareno di Piave, che é stata la penultima dopo due anni in giro per l’Italia.

Casale Gruppo
Il gruppo che ha accompagnato in tour Rossana Casale

Perché questa tournée è così importante per Rossana Casale?

È importante innanzitutto perché sto suonando con quattro grandissimi musicisti: Luigi Bonafede al piano,Carlo Atti al sax, Enzo Zirilli alla batteria e Alessandro Maiorino al contrabbasso: veramente una band incredibile. È andata crescendo, avevo tanta voglia di tornare al jazz più puro. Era tanto che lo volevo fare e questo album mi ha permesso di farlo. È anche un album molto particolare, perché non c’è solo la musica, ci sono anche i testi e ho voluto scegliere proprio i brani che potessero raccontare  questo colore blu in tutte le sue sfaccettature, nel modo più giocoso, più malinconico e anche più spirituale. Quindi sì, è una tournée molto importante per me, perché ho fatto proprio l’album di jazz che volevo fare. Ne avevo fatti altri, comeJazz in me. Devo dire non rinnego nulla della mia discografia, per fortuna sono molto orgogliosa di tutto quello che ho fatto. Adesso quello che ho davanti non lo so, però chiudo questa tournée dicendo “Siamo cresciuti, abbiamo volato veramente in alto”.

Invece adesso cosa sta preparando?

Adesso mi prendo un periodo di un anno per fermarmi. Non lo so ancora; sto scrivendo e  sto guardando. 

In Almost Blue c’é anche una canzone inedita firmata Rossana Casale…

Sì, Shades of Blue, é importante perché parla di un mio momento molto intimo, molto privato e poi perché  è un brano che ha in sé il cuore del jazz, senza essere sfacciatamente jazz. Cioè, è una ballad che non potrei definire né pop, né jazz. E’ piena di sentimento e melodia, è importante, è un brano che mi racconta.

Lei è nata a New York, ma per lungo tempo si definiva Rossana Casale cantante veneziana, perché ha vissuto molti anni a Venezia…

Sì, mi sta molto a cuore Venezia e ci sono stata anche pochi giorni fa. Ci torno spesso, prima di tutto perché i miei genitori sono nel cimitero dell’isola di San Michele, sono sotterrati lì tutti e due. Vado a trovare loro, poi vado a trovare Igor Stravinski e mi faccio un giro, perché il cimitero è bellissimo e poi Venezia raccoglie tutti i miei ricordi d’infanzia in sé. Mi ricordo a 14 anni col mio diario andarmi a sedere sulla punta della Salute, da sola davanti al mare a scrivere i miei pensieri e i miei segreti. E poi ho ancora parte della famiglia a Venezia e anche a Mestre e aPadova; quindi li vado a trovare spesso. Ma ricordo anche i rumori di Venezia, i suoni, le calli, i passi che sentivo di notte nel letto quando ero piccola, quando non riuscivo ad addormentarmi. Sentivo le persone che passavano sotto e questo risuonare dei passi dentro le calli… oppure il campanile, o il vaporetto che attraccava, perché io abitavo all’Accademia e li sentivo sempre arrivare piano piano; siccome i vaporetti diventavano sempre meno, capivo la notte stava passando. Quindi tutti questi suoni di Venezia, oltre che il dialetto del Veneto e il suono delle voci dei veneziani, fanno parte di me.

E che ricordi ha dei successi iniziali e delle partecipazioni al Festival del Sanremo?

Ci sono e sono ancora con me, sono presenti. Sono gli abiti che mi hanno presentato al pubblico. Quelli che hanno detto al pubblico che io facevo pop, ma che amavo il jazz. Maurizio Fabrizio, che è stato compositore dei miei primi brani più importanti, mi ha aiutato a dichiarare questo amore per il jazz attraverso il pop italiano e mi ha ha dato un’identità molto forte e permesso di essere me stessa. E questo vorrei fare in un futuro album, riuscire a unire quello che è stato il mio percorso pop con il jazz. Bene o male ho sempre avuto con me, nei miei album, musicisti che erano eclettici, comunque che amavano molto il jazz e si è sentito in tutto quello che ho fatto, anche per esempio quando ho fatto Alba Argentina; era un album più cantautorale che altro, però si sente nei musicisti come hanno suonato, nei ritmi, nella scelta degli accordi, così comunque è sempre la mia casa e sempre il cielo.

Casale Parla

Una battuta sull’insegnamento, quello al conservatorio e quello nei talent tv, che esperienze sono?

Insegno in ruolo al Conservatorio di Parma ormai da quasi 20 anni. Sono due cose completamente diverse, cioè in conservatorio si insegna veramente a essere un musicista a tutto tondo, anche se scegli di fare canto, però alla fine quando esci hai una grande cultura, un grande repertorio e sai essere un professionista che legge la musica, che la capisce, che la intende completamente, che conosce la storia della musica e tutte le materie annesse, che fanno parte del percorso accademico. X Factor per me è stata una grande esperienza a livello di spettacolo televisivo, oltre che umano, perché ne ho fatte sei edizioni e questi ragazzi erano rimasti con me per quei 3 mesi e siamo restati molto legati. Ci scriviamo ancora, perché in quei tre mesi per loro era tutto scioccante, tutto enorme e molte cose poi sono crollate nel niente, perché non tutti sono riusciti a bucare e a fare carriera. E quindi è un ricordo comunque importante aver lavorato con Luca Tommassini, direttore artistico di X Factor, che è un un professionista incredibile e con tutti coloro che ruotano intorno a un grande show tv, che loro preparano in una settimana. Io ero parte di questo, perché mi mettevo al pianoforte e lavoravo con i ragazzi al pianoforte, quindi due esperienze molto diverse, però importanti che mi hanno formato tantissimo.

Un nome tra questi ragazzi, che ricorda particolarmente?

Ce ne sono tanti. Stefano Filipponi per me è stato è stata una persona alla quale ho voluto un bene veramente speciale, ma  anche Ruggero Pasquarelli. Tutto quel periodo iniziale nel quale eravamo tutti molto poco pronti ad affrontare questa cosa, quindi molto uniti. Però fino alla fine ho conosciuto veramente dei bravi ragazzi. Non ho visto persone aver paura, nemmeno di vincere. E non ho avuto delusioni umane e questo per me è stato molto importante.

Rossana Casale, canzoni quasi blu con vista su Venezia ultima modifica: 2026-01-13T08:36:40+01:00 da Gigi Fincato

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