Un intellettuale veneto attento alla realtà locale, ma non solo, un artista a tutto tondo della Marca Trevigiana. Roberto Zanardo, nato e residente nel Comune di Fontanelle, in provincia di Treviso, si è misurato nel tempo con riscontri positivi in varie forme espressive, come la scrittura, la fotografia e la pittura. Per la regina delle arti visive Zanardo si cimenta in questo periodo, dal 10 al 26 aprile 2026, con un’esposizione nella sala Stella di Fossalta Maggiore di Chiarano. Qui presenta 10 delle sue grandi tele, luminosamente colorate e quasi evocanti espressivi mandala.
Come è nata l’idea di questa mostra?
Non si tratta di una personale, ma di un’esposizione di alcuni artisti invitati dalla Pro Loco di Fossalta Maggiore ad esporre loro opere in occasione della 53^ edizione della tradizionale festa di San Marco. Ho accettato di aderire perché ho ritenuto che anche questo possa essere un modo per uscire dal proprio guscio privato e poter registrare l’impatto di queste pitture sulle persone, anche se non particolarmente preparate in ambito artistico.

Come definiresti le tue opere?
Una definizione corretta potrebbe essere “Composizioni astratte formali istantanee”. Ho
assunto la modalità creativa utilizzata dai musicisti jazz, ovvero la “creazione istantanea”, un tempo erroneamente definita “improvvisazione” melodica nel caso della musica, su un percorso guida conosciuto e predeterminato, la base armonica per i musicisti. Essendo un grande appassionato di musica, di jazz e nuove sonorità in generale, mi è sembrato interessante questo approccio. Ciò mi ha aperto alcune strade espressive dov’è fondamentale e prioritario il percorso realizzativo rispetto ad un senso compiuto della rappresentazione. Non ho mai rinunciato all’estetica e alla “sorpresa” nella pittura. Anche le pause tra una fase e un’altra del dipinto sono state e saranno fondamentali al suo sviluppo.
Quali sono i generi o gli artisti che ti sono particolarmente cari?
Non ci sono generi nelle arti visive che sopravanzano nelle mie preferenze. In età giovanile sono stato molto attratto dalle opere di Van Gogh, che nella prima adolescenza
cercavo di copiare. Nella seconda adolescenza e all’inizio dell’età adulta mi avvinceva il
surrealismo di Salvador Dalì e Giorgio De Chirico. Allora però dipingevo quadri surrealisti senza conoscere molto quel mondo. In seguito l’ho approfondito. Durante la vita ho avuto modo di imbattermi e di amare in particolare Gustav Klimt, ma anche l’Art Decò di Tamara De Lempicka, il surrealismo naif e il simbolismo di Frida Kahlo, il muralismo figurativo esuberante di Diego Rivera. Mi affascina l’Impressionismo della seconda metà dell’800 con Claude Monet, Pierre-Auguste Renoir, l’espressionismo astratto di Jackson Pollock e di Mark Rothko, con le grandi campiture di colore fluttuanti e un’intensa carica emotiva.
Naturalmente mi ha impressionato il percorso di Pablo Picasso e di moltissimi altri geniali
artisti. Sono stato artefice negli anni dal 2008 al 2026 di un progetto molto originale
rispetto all’implementazione di un sito web afferente alla scuola, dove operavo anche in
qualità di responsabile della comunicazione interna ed esterna. Ho ideato un settore del
sito di 500 temi afferenti alla formazione e al lavoro, rigidamente in progressione
alfabetica. Ad ogni tema descritto ho affiancato un’icona ipertestuale d’arte
contemporanea, anche qui in ordine alfabetico, con un link sull’icona stessa che si
agganciava ad una pagina web riferita all’artista. Si è trattato di un viaggio molto
entusiasmante sulla storia dell’arte contemporanea che mi ha molto formato e consentito
di visionare innumerevoli opere.

Puoi descrivere brevemente i quadri che presenti a Chiarano?
Si tratta degli ultimi dieci lavori eseguiti tra la fine del 2024 ed il 2025. La pittura astratta
formale ha una specifica modalità espressiva. Ogni approccio alla pittura contemporanea astratta si differenzia per scelte tecniche e compositive. Ho realizzato questi ultimi dieci dipinti attraverso modalità per me nuove ed insolite. Innanzitutto la maggior parte dell’opera viene pensata e realizzata perlopiù sulla superficie da dipingere, sia per la composizione, che per le scelte cromatiche. Talvolta parto da un veloce bozzetto-idea su carta, per poi trasporlo sul quadro in toto o in parte con ulteriori variazioni. Alcune idee iniziali possono essere cambiate in corso d’opera. La valutazione del dipinto viene operata al termine e si basa prioritariamente su elementi di equilibrio estetico e compositivo. Non mi soffermo su aspetti di “significato”, perché nella pittura contemporanea, oltre al figurativo e all’iperrealismo, avverto la presenza di due filoni essenziali: l‘arte concettuale (alla quale non appartengo, se non marginalmente), e l’arte astratta percettivo-impressionista.
Un dipinto, secondo la mia idea, deve un po’ sorprendere, un po’ stupire o meravigliare, un po’ appagare il bisogno di piacere estetico. Rimane in ogni caso un fatto comunicativo. Sono creazioni astratte minute, composte da piccoli tasselli simili ai mosaici e ai pavimenti sassosi, a insiemi di punti sull’idea dei pittori aborigeni o africani, a simboli antichi, a parti di mie poesie, a retaggi di scrittura o di rappresentazioni ancestrali, a linee insolite, a colori e volumi creati all’istante. Concepisco l’astrazione formale istantanea come una rappresentazione ordinata, strutturata, con un equilibrio compositivo che ha senso per sé, ignorando il contesto reale o riconducendolo all’essenziale creato nel momento del gesto
pittorico.

Ti piace cimentarti anche con la scrittura, cosa ti stimola di più in questo senso?
Nel tempo ho composto un’ottantina di poesie e una decina di racconti. Tre anni fa ho
pubblicato “Me sovièn”, un libro che ha cercato di riportare in superficie ricordi infantili con molte finestre che si sono aperte sul mio pensiero attuale rispetto a temi molto ampi, riflessioni e anche contributi di cultura locale. Sto completando un testo molto articolato e lungo, che ho denominato “Lingua Madre”, iniziato oltre 25 anni fa su commissione di una casa editrice. Poi, sforati i tempi di realizzazione per mancanza di tempo da dedicare all’opera, ho ripreso in fase di quiescenza e che, una volta completato, sto ora rivedendo e correggendo dall’inizio. C’è una parte iniziale di linguistica e un dizionario etimologico della parlata dialettale locale, un lavoro certosino e lungo che mi sta assorbendo e che, giunto a questo punto, devo solo ultimare e pubblicare. Si tratta di un grosso contributo culturale alla storia locale. Non so in seguito a cosa mi dedicherò in particolare, avendo diverse idee in cantiere. Sicuramente non mi cimenterò con il mondo del romanzo.
Infine su cosa sta lavorando Roberto Zanardo e cosa gli piacerebbe realizzare nell’arte?
Ora dovrò riprendere la pittura, dopo un intero inverno dedicato alla conclusione del libro. Ho delle idee da sperimentare. Mi piacerebbe provare ad inserire degli elementi materici sulla superficie. Proverò questo e valuterò l’effetto che farà. Stilisticamente conto di proseguire ciò che ho intrapreso dell’ultimo periodo.



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