E’ conosciuto dai fedeli di tutta Italia. Si tratta del santuario della Madonna dei miracoli. Tutto iniziò il lontano 9 marzo 1510. Protagonita un anziano di Motta di Livenza, in provincia di Treviso, Giovanni Cigana, da 20 anni recitava ogni giorno il rosario e si inginocchiava davanti a un capitello della Madonna, all’incrocio delle strade per Motta, Oderzo e Redigole. Quel mattino, andando a lavorare, l’uomo fu colpito dalla visione della Vergine Maria, che gli parló e gli ordinò che in quel luogo venisse costruita una chiesa.

Italiani.it ha incontrato uno dei responsabili della basilica, padre Andrea Tommasi, vicario del santuario.
Come mai siete proprio voi frati minori francescani a gestire questo luogo sacro?
Perché fin dall’inizio, da quando è avvenuto l’evento straordinario dell’apparizione, la popolazione e coloro che governavano il paese, hanno deciso in consiglio di chiamare proprio i frati a custodire questo luogo santo, che era stato riconosciuto sacro attraverso il processo canonico, come luogo dell’apparizione della Madonna. Quindi qui sono venuti i primi frati da Treviso e hanno cominciato a costruire un piccolo convento, che poi col tempo si è sempre più ingrandito, come si è ingrandita la chiesa. Prima era una semplice cappella di legno, di tavole insomma, e poi è diventata la basilica che tutti adesso potete vedere.
Qual è oggi l’importanza di questo santuario?
Innanzitutto, come diceva Papa Francesco, è una clinica dello spirito, quindi la cosa più grande è la confessione. Prima di tutto c’é l’apparizione della Madonna e quindi possiamo dire che i santuari sono quei luoghi che aprono una strada, un canale, una scala, usando l’immagine di Giacobbe nella Bibbia. Una scala che va verso il cielo! Poi c’é appunto l’esperienza della confessione, quindi l’opportunità di confessarsi, di riconciliarsi con Dio e poi un sostegno anche per il territorio, per le parrocchie. Ci sono sempre meno parroci, oberati a volte da tanti impegni, da tante cose da amministrare. Ecco, noi un po’ suppliamo in questo: nella confessione, nell’ascolto delle persone, nell’accoglienza.

L’interno della chiesa della Madonna dei Miracoli
Molti arrivano anche da fuori regione, per pregare e per i miracoli…
Sí, Madonna dei miracoli, appunto. Tanti vengono qua, basta vedere anche tutti gli ex voto che sono esposti e la quantità smisurata di candele che vengono accese proprio per chiedere una grazia, una supplica. Ma vengono anche semplicemente per fedeltà cristiana, per un impegno, legato sempre al tema della conversione e della confessione. Arrivano persone da un po’ da tutto il Nord-Est, quindi non solo da questa zona del Veneto, anche da più distante, dal litorale, dal Friuli e oltre. Quindi c’è molta devozione e poi questo é forse anche il santuario più importante della diocesi ed è molto amato, molto seguito da tutti, anche perché ha una storia molto lunga. Sono 515 anni che esiste questo luogo, sempre servito dai frati, un luogo insomma amato da tutti.
Cosa significa personalmente per lei essere nel santuario di Motta?
Per me è importante perché io sono nato qui a Motta, come lo stesso rettore, padre Mario Favretto. Quindi é stato un po’ come tornare a casa. Per me è un po’ strano perché prima sono stato sempre incaricato in ambiti parrocchiali, ho sempre fatto il vice-parroco e poi il parroco. Adesso che sono qui è un po’ diverso, perché lo stile della pastorale di una parrocchia ovviamente è diverso da quello di un santuario. Ma la grazia di Dio è sempre la stessa e l’agire per il bene del popolo di Dio è sempre lo stesso, quindi si tratta solo di riabituarsi un po’ agli orari della vita. La parrocchia ha uno stile diverso: catechesi, incontri, anche serali, soprattutto. Qui, invece, l’incontro è più personale, nella confessione, nella direzione spirituale, nelle varie liturgie che si fanno.

Prima ha citato papa Francesco, che ha sdoganato la figura di san Francesco, é cosí?
Certo. Stiamo celebrando i centenari francescani, nel 2026 entreremo nell’ultimo grande centenario, che è proprio quello dell’anniversario della morte del santo, nel 1226, quindi 800 anni fa. Papa Francesco ha sdoganato ancor di più la figura di San Francesco, che già aveva avuto negli anni Ottanta e Novanta una notevole diffusione. La vita di Francesco si era molto diffusa, tante realtà legate a questa figura e ancora di più in questi anni. Quindi merito sia della figura di papa Francesco, che di questi centenari che sono un riferimento importante, ma anche del fatto che la festa di San Francesco sia da poco diventata festa nazionale, proprio dal prossimo anno, in occasione del centenario. Francesco è il santo di tutti, piace a tutti, al di là dell’aspetto estetico o di quegli elementi più semplici che possono essere il richiamo al rispetto della natura. Ma Francesco è anche colui che ci ricorda l’amore, l’unione con Dio, come lui ha vissuto in modo totale fino alle stimmate.
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