Il regista trevigiano Antonio Padovan ha deciso di ambientare nella sua Treviso il suo terzo film “Come fratelli” , dopo “Finchè c’è prosecco c’è speranza” e “Il grande passo”. Ci sono scorci più turistici, visti da un’ angolatura originale ed luoghi meno noti del capoluogo della Marca, filmati con un occhio particolare e colorato. “Come fratelli” è una pellicola riuscita, che parte da uno spunto drammatico per cavalcare sapientemente le corde della commedia. Ben girata e ben recitata, è una storia toccante e ironica, che ha come temi la paternità, l’amore e l’amicizia. E proprio nel trevigiano palazzo Bomben, sede della fondazione Benetton, per la rassegna Paesaggi che cambiano, il 41enne Padovan, ha presentato Come fratelli, insieme a Marco Bosa (autore di un bel cortometraggio collegato al film e intitolato “Cosa succede in città”), alla curatrice Simonetta Zanon e alla giornalista Sara D’Ascenzio.
Antonio Padovan, che città si vede in questo film?
La possibilità di girare il film a Treviso mi è proprio caduta come un regalo dal cielo: ad un certo punto il film ha rischiato di essere girato in Calabria e io mi sono un po’ impuntato, perché avevano preso me e poi volevano cambiare città… Girare questa storia mi piaceva, perché mi dava la possibilità di raccontare degli uomini, un tipo di maschi che sono poco rappresentati nel cinema e neanche nella realtà, ma che penso esistano e siano la maggioranza degli uomini. Sono maschi che non rinunciano a una certa dolcezza, a alcuni sentimenti che vengono poco raccontati. Ma soprattutto mi ha dato la possibilità di raccontare questa città. Nel mio primo film Avevo fatto una piccola buttata a Treviso con Stucky, c’erano delle scene girate in città, però è la prima volta che tutto il film è girato qui, a parte alcune scene a Possagno.

Ma non c’è solo l’orgoglio di poterlo girare a Treviso…
Oltre a poter mostrare questa bellissima città, la cosa che mi piaceva di questa storia è che è una vicenda veramente universale, che poteva essere ambientata in Calabria, come in America e infatti mi pare si presti anche a dei remake, in quanto abbastanza universale. Si nomina solo la Restera, perchè in tutti i miei film evito di dare i nomi ai posti. Dall’abbigliamento dei personaggi (le comparse di Treviso non volevano vestirsi così) non si capisce bene l’epoca, potrebbe essere ambientato un po’ negli anni Novanta e un po’ adesso. È una città un po’ sospesa, poi in quel periodo abbiamo trovato anche le luminarie di Natale. Quindi è una Treviso molto bella e comunque si capisce che è una città in cui si vive bene, per cui a me serviva un posto che in qualche modo accogliesse e tenesse in un abbraccio i due protagonisti del film e li sorreggesse; ecco, secondo me Treviso quella dimensione lì ce l’ha. Ho cercato di farla un po’ astratta e un po’ come piaceva a me. Ho spostato il cinema Edera in centro e ho messo la gipsoteca di Possagno a portata di bicicletta. È una città ideale.
Nel film la casa ha un ruolo molto importante, come mai?
Ad un certo punto la casa diventa proprio paesaggio e anche luogo dei sentimenti, ma non può essere una casa qualsiasi. Mi hanno portato a vedere diverse case, che sembravano degli interni di frigorifero, tutte bianche, minimali, quadrati, di vetro. Però la realtà è che tantissime case oggi sono così. Invece io, proprio con lo stesso ragionamento di prima, avevo voglia del calore, di questo affetto verso i protagonisti, che ho cercato di infondere in tutte le cose, come nei maglioni larghi degli attori. E’ tutto molto morbido e anche le case volevo che avessero questa ricchezza di immagine, con un sacco di oggetti. La casa principale, che poi era un set in cui siamo stati due settimane, è un negozio vintage vicino all’Edera. Gli interni e gli esterni raramente nel cinema sono nello stesso posto. C’è stato poi un lavoro sulla luce, che è molto interessante perché i protagonisti sembrano sempre immersi in un sole incredibile.

Due parole le meritano anche i bravissimi protagonisti?
Certo. Pierpaolo Spollon e Francesco Centorame sono stati veramente molto bravi. Con il padovano Spollon forse faremo un altro film insieme; in questo è stato molto carino ed è stata proprio una scoperta meravigliosa, perché ha portato tantissimo di quello che dicevo prima, di questa dolcezza, di questa tenerezza. Entrambi sono papà e ci tenevano tantissimo a fare questo film e credo che questo si veda.
Infine a cosa sta lavorando Antonio Padovan?
Se tutto va bene ho un paio di film. Dovrei girarne uno verso l’autunno o fine anno, con protagonista Giuseppe Battiston, che in questo film ha una piccola parte, di un agente immobiliare.



Devi essere loggato per pubblicare un commento Login