INTERVISTE TREVIGIANI PER IL TERRITORIO

ADVAR Onlus: tutelare la dignità della vita anche nella malattia

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Quando si vuole raccontare un territorio e le sue bellezze, non è possibile evitare di parlare delle persone che lo abitano. In provincia di Treviso ci sono centinaia di associazioni che in mille modi diversi si occupano del prossimo (umano, animale o “naturale” che sia): attraverso lo sport, il gioco, la cultura, l’arte, l’assistenza, la vicinanza. Questo amore incondizionato è tra le cose più belle che si possa raccontare di un territorio. Oggi ne parliamo con Anna Mancini Rizzotti, presidentessa di una delle realtà più note della città: la Fondazione ADVAR Onlus.

Advar Anna Mancini
La Presidentessa di ADVAR, Anna Mancini Rizzotti

Signora Anna, ci vuole raccontare quando e come è nata ADVAR?

Trent’anni fa ho vissuto personalmente l’esperienza di malattia e di morte per cancro di mio marito Alberto, medico urologo. Fu proprio la condizione di medico-paziente, il trovarsi improvvisamente sull’altra sponda, con un annuncio di morte certa, e la constatazione amara dell’incapacità diffusa di leggere il mondo del malato terminale e dei suoi familiari, che fecero emergere interrogativi e riflessioni sulla complessa realtà della persona la cui vita volge al termine. Dopo la morte di Alberto, trasformare la fine in un inizio, l’esperienza vissuta in risorsa per essere vicini a chi soffre, divenne un’esigenza profonda. Decisi così, assieme ad alcuni amici, di far nascere un’Associazione che garantisse ai malati di vivere con qualità e dignità, nel rispetto della loro personalità, ricevendo un adeguato sostegno umano, insieme a tutto il nucleo familiare. Il mio garage, in Via Trevisi, ne è stato la prima sede. Da quei momenti la crescita dell’ADVAR è stata incredibile…

Advar Intervista Ingresso
Ingresso di Casa dei Gelsi, hospice di ADVAR Onlus, con i volontari all’accoglienza

Lavorate a trentun’anni sulle persone e sul territorio per alleviare la sofferenza del malato dei suoi cari e tutelare la dignità della vita. Ci sono stati dei cambiamenti di approccio nei confronti di questo tema?

È proprio così! Lo scorso anno abbiamo festeggiato il compleanno dei 30 anni, insieme alla Comunità, che ha partecipato numerosa, testimoniando con la sua presenza un crescendo di riconoscenza e stima. Perché i progetti che portiamo avanti – Assistenza a domicilio e l’Hospice, con il progetto Rimanere Insieme per l’elaborazione del lutto – sono rivolti a tutti i cittadini: l’ADVAR è una realtà che appartiene a tutto il territorio, di cui fa parte. Mi piace anche rilevare che in questi anni si è attenuata la “congiura del silenzio” nei confronti della diagnosi, e molto spesso sono gli stessi malati che la esigono.

Advar Intervista Cultura
Un evento culturale proposto dalla Fondazione

Oltre all’assistenza ADVAR propone anche degli incontri culturali; lo scorso marzo avete proposto una rassegna sul tema della bellezza. Qual è per voi il senso di promuovere questo tipo di incontri?

Oltre all’assistenza, l’ADVAR investe molte energie in cultura e formazione. Dal 1988, anno della sua costituzione, organizza un ciclo di incontri culturali rivolti alla cittadinanza, per la sensibilizzazione e la divulgazione delle cure palliative e per far maturare una sensibilità sociale ed un rispetto più consapevole e profondo della dignità e dell’unicità della persona, in tutte le sue forme e sfaccettature. L’attività si completa con Convegni Scientifici, concerti, serate di narrazione e di poesia… Ed è coadiuvata da un’attività editoriale, che si concretizza nella pubblicazione del semestrale ADVAR Amici, dei Quaderni degli Incontri Culturali, degli atti dei convegni scientifici proposti alla popolazione.

Quest’anno la tematica degli Incontri Culturali è stata la bellezza. Essendo rivolti alla comunità tutta, gli Incontri – un appuntamento atteso – si sono svolti, come da consuetudine, il sabato pomeriggio, nel centro storico della città di Treviso, proprio per essere vicini ai cittadini, che ogni anno ci dimostrano di apprezzare! E ora stiamo delineando quelli del prossimo febbraio, con un titolo (Maschere) che darà sicuramente adito ad interessanti riflessioni.

Molti sono i volontari e i donatori che sostengono e danno forza alle vostre attività. Che valore e significato ha per lei la gratuità del dono?

La gratuità esprime in modo vero, pieno, autentico la solidarietà tra esseri umani, la vicinanza nei momenti difficili e dolorosi della vita. I nostri volontari, che sono compagni di viaggio delle persone nella fase ultima e più complessa della vita, donano il loro tempo. E l’etica del dono esige la gratuità assoluta in termini materiali; il ritorno è a livello di crescita umana.

Advar Intervista Salotto
Il salotto di Casa dei Gelsi. L’hospice è pensato e progettato per essere una vera e propria casa per i propri ospiti

Come vorrebbe vedere ADVAR tra 10 anni?

Tra dieci anni io vedo l’ADVAR come era all’inizio e come è oggi: con i suoi valori fondanti di etica e trasparenza, con la sua vitalità ed il coraggio, con quella capacità di non smarrire la spinta utopica che consente di guardare oltre il proprio passo, intravvedendo così la traiettoria da seguire.

Giorgia Favero

Autore: Giorgia Favero

Sono una toscana veneta di famiglia trapiantata da anni a Treviso. Ho una formazione in architettura e storia dell’arte ma una passione per la scrittura. Lavoro nell’ambito editoriale e della comunicazione digitale, scrivo e sono caporedattrice di una rivista di filosofia pratica. Mi interesso delle dinamiche ambientali e della protezione degli animali, spero che la cultura possa aiutarci a creare un futuro migliore.
ADVAR Onlus: tutelare la dignità della vita anche nella malattia ultima modifica: 2019-09-17T08:38:27+01:00 da Giorgia Favero

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