Cantone: "sono uno scrittore che un tempo è stato un cantautore!"

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Alberto Cantone, un cantautore, ma ora anche uno scrittore!

Cantone Bosco

Alberto Cantone, nato a Treviso nel 1966. Come lo possiamo definire? difficile! Intanto provamo con “cantautore/scrittore“… La sua vita lavorativa “normale” ha attraversato diversi settori, ma è noto anche e soprattutto per il suo impegno sociale e per essere stato attivista politico di primo piano nella Marca Trevigiana. Si è distinto anche per aver organizzato eventi culturali e benefici, ma qui raccontiamo del suo altrettanto variegato percorso da artista. Come musicista ha scritto oltre 300 canzoni, pubblicato cinque dischi e circa 10 raccolte di canzoni giovanili restaurate, oltre ad aver partecipato a innumerevoli raccolte e produzioni discografiche di altri artisti. Il suo disco “Breve danzò il Novecento” uscito nel 2018 per l’etichetta “Lizard/La Luna e i Falò” ha ricevuto il Premio Civilia per la canzone d’autore. Più di recente, nel 2023, ha pubblicato il disco “L’invettiva dalle città perdute”. Recentemente sta però facendo venire a galla anche la sua capacità di destreggiastri con le parole che si trasformano pagine scritte. L’incontro con Italiani.it parte proprio da qui.

Cantone Libro
La copertina del primo romanzo pubblicato da Cantone

Alberto Cantone, comincerei proprio con il libro “Dialogo tra un orologio indietro e uno avanti”, magari partendo dal titolo? 

Il titolo si ispira apertamente al format, come si direbbe oggi, delle operette morali di leopardiana memoria. Quindi è una lunga operetta morale in forma di romanzo breve, in cui c’è un orologio perennemente votato a perdere minuti, come un vecchio orologio a molla, e un altro digitale di vecchia generazione, votato invece a correre con un moto cardiaco e i suoi meccanismi elettronici si ritrovano per tutta la vita sulla mensola a guardarsi, non solo in cagnesco, ma a litigare, essendo portatori entrambi di una precisa visione del tempo e anche dello sfruttamento dell’uomo e delle risorse.
Entrambi sono convinti di rappresentare un punto di vista giusto e questa guerra ideologica é anche la metafora  della tribalizzazione che a volte si avverte nel linguaggio dei social, in cui i punti di vista si traducono a volte in linguaggi da tifoserie o di ultras, espressi con altrettanta veemenza.

Peró hai anche un altro libro in arrivo, giusto?

In realtà é “asincrono”, come i due orologi di qui sopra; questo è il mio secondo romanzo e ho deciso di farlo uscire per primo con un un gioco di specchi, così l’opera seconda esce per prima e l’opera prima uscirà per seconda, un po’ come lo specchio di due orologi in quanto l’altro romanzo è molto più lungo, corposo e concettuale e ho bisogno di riflettere ancora un po’ sull’ultima rifinitura, più o meno come un disco che mediamente impiego 5 anni per far uscire. Questo romanzo uscirà, credo, il prossimo inverno. 

Cantone Cappello

Sei sempre stato molto attivo sia nel mondo del lavoro, che della politica e della cultura locale, cosa significa per te l’impegno sociale?

Mi sono iscritto al vecchio PCI nel 1986, quando avevo 20 anni. Per me è stata una bella scuola di vita, di incontri e di grandi opportunità di crescita personale. Partiti del Novecento a cui guarda con malinconia non velata il nostro orologio indietro: sono state delle grandi scuole di partecipazione e di formazione.
In quegli anni mi sono impegnato in tutto, ho creato anche una sala prove pubblica per i ragazzi in una sede di quartiere. Sono stato inoltre, alla fine degli anni Novanta, il fondatore e coordinatore del comitato contro la guerra in Jugoslavia. Quindi il mio ruolo politico a Treviso è pubblico da oltre 40 anni.

Veniamo alla musica, dove oggi l’impegno sembra essere sempre più raro, condividi?

Per la verità non sarei così divisivo tra la musica di impegno e la musica di intrattenimento. Vorrei invece una barriera tra la musica vera e la musica industriale  (incidentalmente anche questo è un tema del racconto). Credo che abbiamo avuto la fortuna generazionale di vivere la stagione dei cantautori, della musica impegnata, di alto valore letterario, ma di conoscere anche altri generi musicali più votati all’intrattenimento, dal pop al rock… musica comunque immortale e bella. Oggi quello che rimprovero alla musica è di avere capovolto il paradigma, di non partire piú dall’artista che crea musica e poi la discografia intercetta l’artista e lo distribuisce, ma viceversa: l’industria é sempre più cinica, la musica é prodotta dall’Intelligenza Artificiale, con il bit e l’arrangiamento (spesso copiato o campionato) giusti, richiesti dal mercato. Questo è, per me, il rovesciamento di paradigma. Oggi il vero problema è che abbiamo dei prodotti standardizzati e degli artisti creati a tavolino. 

Angelis Cantone
Cantone e De Angelis in un fermo-immagine tratto da un video ascoltabile in rete

Ha fatto una versione in dialetto della canzone Lella, con l’autore Edoardo De Angelis: come é stato quest’incontro?

L’incontro con Edoardo De Angelis, che considero uno dei grandi maestri della canzone d’autore di sempre, è avvenuto in un modo divertente in Salento. Un’associazione che si occupa di valorizzazione della canzone d’autore mi aveva conferito un premio nel 2018 e curiosamente a Edoardo lo diede nel 2019 e andai a passargli idealmente di persona il premio. In quell’occasione, oltre a scoprire simpatia personale reciproca molto evidente, ci rispecchiammo nell’avere praticamente lo stesso timbro di voce, scuro baritonale.
Di lì a poco abbiamo fatto un paio di cose insieme, anche a scopo di beneficenza. Un giorno per scherzo gli ho chiesto il permesso di provare a tradurre Lella, così intrinsecamente legata all’immaginario romanesco, nell’immaginario popolare veneto, lingua e dialetto. In quel caso ho dovuto ragionare in dialetto veneto per rendere simile la storia spostata nelle colline del Montello, perché mi piaceva un po’ pensare questo truce personaggio, che è l’assassino di Lella, potesse essere nipote di quei diseredati che furono emarginati per 500 anni dal Montello dalla stessa Repubblica Serenissima e così la povera Lella l’ho fatta dormire sotto una vigna di prosecco anziché sotto una spiaggia laziale.

In conclusione, nel futuro di Alberto Cantone ci sono più concerti, libri o cos’altro?

Per quanto riguarda i concerti sono abbastanza fermo, anzi ho annunciato proprio che non ce ne saranno nell’imminenza, perché non mi trovo più a mio agio all’interno di questo ambiente. Non ultimo il fatto anche che, avendo una certa età e un lavoro impegnativo che mi porta via molta concentrazione, non ho più quel tempo, quella serenità di scrivere, di suonare, che sono attività che sorgono dal silenzio, ma anche un po’ da quella pace interiore che ti permette un ascolto delle risonanze delle cose dell’universo. E quindi ho pensato di scrivere, che è un’attività che si può compiere da soli di notte, il fine settimana, guardando il mare con il tuo computer, non richiede la prestazione di un concerto e neanche il lavoro di gruppo, di arrangiamenti, di sessioni in studio.
È nato il primo romanzo, quello che è ancora imperfetto, e intanto quasi come divertissement è nato il secondo, quello che esce per primo. In questo momento io sono un po’ come i miei due orologi sfasati. Non sono ancora un cantautore che ha deciso di diventare uno scrittore. Non sono ancora uno scrittore che un tempo è stato un cantautore!

(La foto di copertina é di Loris Specie)

Alberto Cantone, un cantautore, ma ora anche uno scrittore! ultima modifica: 2026-09-09T10:47:28+02:00 da Gigi Fincato

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