INTERVISTE TREVIGIANI PER IL TERRITORIO

La chiave di Sophia: la filosofia in chiave pop

Quando si vuole raccontare un territorio e le sue bellezze, non è possibile evitare di parlare delle persone che lo abitano. In provincia di Treviso ci sono migliaia di associazioni che in mille modi diversi si occupano del prossimo (umano, animale o “naturale” che sia): attraverso lo sport, il gioco, la cultura, l’arte, la prima assistenza. Questo amore incondizionato è tra le cose più belle che si possa raccontare di un territorio. Oggi parliamo di cultura e di come la filosofia possa sfuggire dalla prigione dell’università ed arrivare ad un pubblico più vasto. Sì, è possibile! La chiave di Sophia, associazione di Santa Lucia di Piave, nella persona della sua presidentessa Elena Casagrande, ci spiega come.

La redazione con la filosofa Michela Marzano in un evento organizzato all’auditorium Stefanini nel 2017

Elena, la vostra associazione sostiene di occuparsi di “filosofia pratica”. Come fa la filosofia ad essere “pratica”?

La filosofia in realtà fin dalle sue origini può dirsi pratica: nasce come fisica, come domanda sul che cos’è ciò che ci circonda o quale sia il principio primo che governa il mondo. Con Socrate la filosofia diventa «il sapere che dichiara il primato della domanda». In questo senso crediamo che la filosofia possa uscire delle università e riappropriarsi della dimensione che le è propria: la vita.
La filosofia può diventare uno strumento privilegiato per riflettere criticamente sulla complessità del tempo che stiamo vivendo. Lo fa con quello sguardo che – come ci ricorda Aristotele – nasce dalla meraviglia di fronte alle cose che viviamo.

Da dove nasce il nome “La chiave di Sophia”?

Sophia un termine nato nell’antica Grecia che indica la saggezza, la conoscenza, il sapere. La philos-sophia, l’amore per il sapere, è secondo noi una chiave di lettura del quotidiano e di tutto ciò che ci circonda. Gli esempi di questo potrebbero essere molteplici: dalla domanda su chi siamo a quella su cosa sia felicità e se siamo veramente felici; dalla relazione medico-paziente a tutte le questioni che interessano la medicina in generale; dalla questione attuale dei flussi migratori sino alle azioni politiche dei diversi Paesi. Non c’è ambito o questione che non sia di interesse dal punto di vista filosofico. Allora diventa importante saper esercitare quella capacità critica che è propria di tutti noi uomini: come ci ricorda sempre Aristotele, ogni uomo è naturalmente filosofo perché si pone delle domande.

In effetti a sentir parlare di filosofia in questo modo sembra un po’ meno noiosa! Quali e quante sono le persone con cui condividi questa visione e questo progetto?

La nostra realtà coinvolge oltre 40 persone da tutta Italia ma la metà di questi sono trevigiani. Per la maggior parte sono under 30 e afferiscono da percorsi di studi o professionali diversi. Ciò che ci lega è voler promuovere l’esercizio del pensiero critico nei diversi ambiti della nostra vita. In questo consiste la nostra ricchezza: avere uno sguardo interdisciplinare e olistico sul mondo.

Alcuni membri della redazione. Sulla destra Elena Casagrande, direttrice editoriale della rivista e presidentessa dell’associazione

Tra le vostre attività ci sono una rivista settimanale online e una rivista cartacea quadrimestrale, ma avete anche in piedi una bella agenda di eventi. Perché ritenete importante il confronto con le persone sul territorio?

Perché crediamo che il fare filosofia diventi autentico e generativo nel momento in cui incontra la realtà vitale del nostro territorio. In questo modo cerchiamo di promuovere la cultura, il dialogo e l’aggregazione del nostro territorio, offrendo la filosofia come chiave di lettura del nostro tempo. Il vero confronto nasce e si sviluppa quando abbiamo situazioni reali di contatto e di dialogo: diventano occasioni di crescita personale, di condivisione, di scambio reciproco autentiche.

Certo, la cultura è un elemento fondamentale attraverso cui mantenere vitale il territorio. Quale vi sembra sia la risposta da parte del pubblico trevigiano?

Molto positiva, abbiamo notato una certa curiosità nei confronti della filosofia ma soprattutto un certo bisogno di trovare un senso è un significato diverso all’esistenza in generale. Le persone diventano ricettive e propositive quando sono messe nella condizione di riflettere, pensare in modo critico problematizzando ciò che ogni giorno vivono. Lo abbiamo visto negli incontri tematici legati alla rivista cartacea ma anche nei cicli di serate che facciamo nelle biblioteche, come fatto a San Fior e a Follina. A Treviso realizziamo eventi aperti in cornici come Palazzo dei Trecento, il Museo di Santa Caterina, l’Auditorium Stefanini, Palazzo Rinaldi… ma lavoriamo anche molto nella provincia, da Santa Lucia di Piave ad Asolo e poi fino anche a Cavallino-Treporti, Trebaseleghe e Sacile. Il pubblico è sempre discreto e attento e questo ci incoraggia molto.

Sfogliando la rivista, è impossibile non notare come il coinvolgimento del territorio passi anche attraverso le realtà aziendali, sociali e culturali. Perché questa scelta?

Per noi è importante creare una rete di connessioni forti nel territorio, sia tra associazioni culturali e sociali, sia con realtà aziendali. Le nostre riviste cartacee sono tematiche e nel tema di volta in volta proposto selezioniamo alcune aziende del territorio che possano aggiungere qualcosa di interessante alla nostra ricerca. Questo perché il lavoro, l’azienda e l’economia sono altrettante parti importanti del quotidiano e a noi interessa una sfera sull’umano a 360 gradi. In secondo luogo però nella nostra provincia esistono aziende particolarmente interessanti cui vogliamo dare spazio, sempre in relazione al tema della rivista. Sono realtà molto sensibili alla filosofia e con le quali riusciamo ad instaurare un legame forte.

Per concludere, quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Sicuramente intensificare e rafforzare le attività già avviate: da un lato promuovere la rivista cartacea come strumento concreto di riflessione, dall’altro intensificare la nostra presenza sul nostro territorio con conferenze, corsi e laboratori affinché le persone possano avere un luogo e un tempo nei quali poter riflettere e confrontarsi sulla complessità di questo periodo storico. Crediamo fortemente che la filosofia possa diventare innanzitutto uno stile di vita.

Giorgia Favero

Autore: Giorgia Favero

Sono una toscana veneta di famiglia trapiantata da anni a Treviso. Ho una formazione in architettura e storia dell’arte ma una passione per la scrittura. Lavoro nell’ambito editoriale e della comunicazione digitale, scrivo e sono caporedattrice di una rivista di filosofia pratica. Mi interesso delle dinamiche ambientali e della protezione degli animali, spero che la cultura possa aiutarci a creare un futuro migliore.
La chiave di Sophia: la filosofia in chiave pop ultima modifica: 2019-04-09T10:55:45+01:00 da Giorgia Favero

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