ARTE MONUMENTI STORIE

Tomba Brion: l’architettura contro il tabù della morte

A San Vito d’Altivole il grande maestro dell’architettura italiana Carlo Scarpa ha realizzato una sepoltura per i coniugi Brion, fondatori della storica azienda di apparecchi radiofonici e televisivi Brionvega. Era l’inizio degli anni Settanta. La tomba Brion è un luogo che, proprio grazie alla firma del suo architetto, attira numerosi turisti e curiosi nel piccolo paese trevigiano. Si tratta di un’architettura che, per qualche minuto trascorso al suo interno, riesce a farci dimenticare la nostra insita paura nei confronti della morte.

Il disegno d’architettura

La tomba Brion si trova all’interno del cimitero. Questo significa che non vi è biglietto d’ingresso né particolari orari di apertura, se non l’accortezza del tramonto. In questo senso l’opera è fruibile da tutti ed è per tutti. Si accede da un’apertura collocata sulla sinistra rispetto all’ingresso del cimitero e che ci porta immediatamente in una nuova dimensione. Di fronte al nostro sguardo si erge il padiglione della meditazione, immerso in una vasca d’acqua e ninfee che ci richiama immediatamente il mondo orientale. Il corpo dell’edificio, grigio e spoglio, si arricchisce dei dettagli tipici di Carlo Scarpa, le scanalature lineari sulla pietra. Entriamo attraverso porte di carta e ci troviamo all’interno di un ambiente che reca nuovi dettagli scarpiani (il pavimento che richiama il mosaico, le forme delle aperture, la luce zenitale). Il suggerimento è di perdersi in ogni piccolo dettaglio e farsi permeare dallo spirito del luogo. Usciamo di nuovo nel verde, saliamo brevi scalini di pietra e osserviamo quella copertura curva, sempre in pietra, che protegge materna le sepolture dei capostipiti Brion. Un rivolo d’acqua attraversa il prato e accompagna il nostro sguardo verso il muro su cui si ritaglia il famoso disegno dei cerchi incrociati (le fedi coniugali) incorniciati da lucenti tessere di mosaico rosse e blu. Contro il muro che delimita il cimitero, al di là di un altro specchio d’acqua con ninfee, si erge un padiglione sorretto da esili pilastri che richiama nuovamente i giardini giapponesi.

Scorcio della tomba realizzata su progetto di Carlo Scarpa

L’opera dell’architetto veneziano Carlo Scarpa

Un ritaglio di natura

Campi di sementi circondano la tomba Brion al di là del muro che la circoscrive, decorato da una fila di mosaici colorati. Durante la nostra sosta, potremmo sentire il suono delle campane della chiesa che spezzano il nostro silenzio composto. Scarpa qui ad Altivole ha disegnato un vero e proprio giardino, natura ritagliata dalla natura. È un luogo in cui l’architettura e l’elemento naturale convivono esprimendosi al loro meglio. Lo scorrere placido dell’acqua, anch’esso elemento fondamentale della natura, accompagna pacato tutta la nostra visita. L’ampio spazio verde che si estende tra l’arcosolio che protegge le tombe Brion e la pagoda invita alla sosta e al raccoglimento. I segni dei due anelli intrecciati catturano più volte il nostro sguardo, le tessere di mosaico catturano i raggi del sole e ci fanno pensare a ciò che nelle nostre vite ci fa stare davvero bene. Sentiamo di trovarci in un luogo di sepoltura, ma siamo invitati a restare da qualcosa che il luogo stesso ci fa nascere dentro. Non abbiamo paura.

Immagine del cimitero di Altivole

Uno scorcio della tomba monumentale della famiglia Brion

Il tabù della morte

La grande maggioranza delle civiltà della storia è dotata di ritualità legate al culto dei morti. Oggi molto di quel patrimonio è andato perduto e i riti rimasti si restringono a pochi momenti di dolore freddamente condiviso. La mancanza di queste occasioni di contatto con la morte e con i defunti ci impedisce di elaborare il lutto e relega la morte a un tabù. Non vi sembra strano andare a visitare un cimitero in cui non avete sepolto nessun vostro parente o amico? Andate alla tomba Brion e recuperate questo pezzettino di umanità e di civiltà che abbiamo perduto: quel luogo vi insegnerà che la morte non va temuta, ma accolta come un’amica. Andandovene e lasciandovela alle spalle, portate questo sentimento con voi.

Giorgia Favero

Autore: Giorgia Favero

Sono una toscana veneta di famiglia trapiantata da anni a Treviso. Ho una formazione in architettura e storia dell’arte ma una passione per la scrittura. Lavoro nell’ambito editoriale e della comunicazione digitale, scrivo e sono caporedattrice di una rivista di filosofia pratica. Mi interesso delle dinamiche ambientali e della protezione degli animali, spero che la cultura possa aiutarci a creare un futuro migliore.

Tomba Brion: l’architettura contro il tabù della morte ultima modifica: 2019-03-26T10:49:16+01:00 da Giorgia Favero

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