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Il consumo del pane in Italia, in lenta ma costante discesa

Pani Tradizionali Italiani (1)

Il consumo di pane in Italia sta diminuendo anche se lentamente. Nel Veneto le statistiche rivelano che il consumo di pane sta abbassandosi sotto i 60 g al giorno e questo fatto ci fa riflettere.
Ma facciamo un passo indietro. I tre prodotti alla base dell’alimentazione nella civiltà mediterranea, che unisce in sé la cultura e le tradizioni della “Mezzaluna fertile”, quindi del Vicino Oriente, dell’antico Egitto, della Grecia e dell’Italia, sono il frumento, la vite e l’ulivo. Quindi pane, vino e olio d’oliva.  E il pane è l’alimento principale e caratterizzante la storia delle nostre origini, come il vino e come l’olio.

Il frumento e la farina

Per millenni ogni territorio affacciato sul mar Mediterraneo ha sempre seminato e raccolto la stessa varietà di frumento, perché, al momento della trebbiatura, una parte veniva messa da parte per la semina successiva. Quindi la farina era sempre la stessa e il pane confezionato sempre con la medesima farina. Pochi dei grani antichi avevano un nome, spesso venivano indicati col nome del territorio dove allignavano da sempre o della loro varietà: farro monococco, farro dicocco, grano duro, farro spelta, grano tenero.
Fra i nomi di grani coltivati da secoli ricordiamo il Timilia, antichissimo autoctono siciliano; lo Strazzavisazza, anche questo siciliano, antichissimo; il Solina abruzzese, che è un grano tenero; il Khorasan, originario dell’altipiano turanico e portato in Puglia e Basilicata ai tempi della Magna Grecia, ancora presente; il Saragolla, una varietà del Khorasan (da qualche decennio prodotto nel Nord America e venduto in Italia col marchio Kamut), l’Etrusco, cugino del Khorasan, arrivato in Italia dall’Egitto, ora recuperato da tombe etrusche, eccetera.

Pane Di Farina Mentana 2 1
Pani di farina mentana

Ho citato alcuni nomi per dire che questi grani, (non il Saragolla del marchio Kamut) sono in Italia da almeno duemila anni, sono il frumento che ha accompagnato gli abitanti della penisola dai tempi dell’antica Roma, se non da prima. Da queste varietà e da altre similari era ottenuta la farina con la quale tante generazioni di abitanti della penisola hanno confezionato il loro pane quotidiano.

La rivoluzione di Nazareno Strampelli

Dopo l’Unità d’Italia, a seguito delle guerre risorgimentali, l’Italia s’era scoperta molto povera e centinaia di migliaia di italiani – moltissimi veneti, tane famiglie trevigiane – sono emigrate verso le Americhe e poi verso tutti i punti cardinali, La prima guerra mondiale ha ulteriormente impoverito l’Italia e fu allora che il genetista marchigiano Nazareno Strampelli iniziò a incrociare diversi tipi di frumento per ottenere due risultati: che lo stelo fosse più basso per non essere gettato a terra dal vento e dalla pioggia, rovinando le spighe e per aumentare le rese medie per ettaro.
Fra i suoi grani ci fu anche il Senatore Cappelli, che ha iniziato ad essere coltivato verso gli anni 20 del secolo scorso, venendo poi più volte modificato e incrociato fino ai nostri giorni. Fra i suoi grani ricordo l’Ardito, il Mentana, il San Pastore e il Marzotto, questi ultimi molto diffusi in Veneto fino agli anni 60 del secolo scorso.

L’invasione delle multinazionali. Il pane balcanico

Proprio nel corso degli anni 50-60 fecero la loro comparsa anche da noi dei semi di frumento che provenivano dai laboratori di alcune multinazionali, come l’americana Monsanto e furono accolti con gioia perché triplicavano la produzione rispetto ai grani di Strampelli. Il nostro organismo non li conosceva, avevano proteine e altre sostanze anche ignote e diedero vita, si dice, a tante intolleranze, incrementando la celiachia, e quei grani sono ancora in auge.

Da un po’ di tempo molti supermercati hanno scoperto la convenienza di acquistare del pane semicotto e surgelato proveniente da qualche parte dei Balcani, per poi completare in pochi minuti la cottura in un forno schermato dietro degli scaffali, mettendolo a disposizione dei clienti ben caldo a tutte le ore di apertura del supermercato.

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Spighe di Khorasan, il più antico grano coltivato in Italia

Forse la diminuzione del consumo di pane è dovuta anche a questo, a pane che non ha più il vecchio caro profumo che si trova solo nei forni artigiani di paese, dove però costa di più rispetto ai supermercati, il cui pane è confezionato con farine di frumento che non si sa dove e come sia stato coltivato, in quali mulini macinato, come sia stata conservata la farina, quando sia stato confezionato quel pane surgelato che arriva in tanti supermercato.

I giorni nostri

Con i tempi che corrono, riflettere un po’ sul nostro pane quotidiano è quanto meno doveroso, se ci vogliamo bene e se ci teniamo alla salute nostra e dei nostri figli.                                                                                                                     

Il consumo del pane in Italia, in lenta ma costante discesa ultima modifica: 2020-03-18T11:17:08+01:00 da gianluca maria rorato
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