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STORIA

Dal bombardamento alla Liberazione: la Treviso che resiste

Treviso

Il 7 aprile 1944 è una di quelle date che ogni buon trevigiano deve per forza conoscere. Ricorda il pesante bombardamento della città ad opera delle truppe alleate. 388 giorni dopo, il 30 aprile 1945, Treviso ufficializzava la liberazione dal nazifascismo.

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Il Tempio Votivo o Chiesa Votiva di Treviso prima e dopo il bombardamento del 7 aprile. (Foto: pagina Facebook archivio FAST)

7 aprile 1945

Non era una data qualsiasi sul calendario: era Venerdì Santo. Da pochi minuti erano passate le 13 quando la sirena ha riempito il silenzio. Alle 13.24 il cielo si è riempito d’argento: inconfondibili aerei americani. Ne sono seguiti 5 o 7 lunghissimi minuti di bombardamento costante. Le bombe hanno colpito edifici storici come palazzo dei Trecento, edifici strategici come la stazione, edifici di culto come il Tempio Votivo, palazzi e case di tutto il centro storico, sventrando anche i rifugi antiaerei di cui la città si era dotata ma che erano tutt’altro che sufficienti a proteggere da un bombardamento. Infatti le vittime sono state almeno un migliaio e le testimonianze ci ricordano un giorno infernale. Cenere, fumo, confusione e corpi smembrati si potevano trovare ovunque. Le persone lasciavano sulle soglie di case ancora in piedi dei foglietti con i loro nomi, segnalando ai famigliari che erano vivi; non tutti hanno potuto riabbracciarsi.

Il post-bombardamento

In molti tra i sopravvissuti si sono spostati nelle campagne, già oberate dai profughi delle grandi città come Genova, Udine e Marghera. Sul perché proprio Treviso ci sono state diverse teorie, tra cui una confusione di termini con Tarvisio, ma difficilmente gli Alleati possono aver commesso un simile errore. L’imprecisione è invece reale e “naturale”, secondo alcuni esperti, nel centrare il vero obiettivo ovvero la stazione ferroviaria. Treviso infatti era ed è un importante snodo nella linea verso la Germania. Altre bombe sono cadute nei mesi successivi, da parte americana e inglese: maggio, ottobre, dicembre (Natale compreso), gennaio e marzo 1945. In totale si contano circa 1600 morti e una distruzione della città dell’80%. Quello del 7 aprile 1944 è stato il secondo bombardamento più sanguinoso subito da una città italiana durante la seconda guerra mondiale.

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Piazza dei Signori e Palazzo dei Trecento al centro di Treviso prima e dopo il bombardamento del 7 aprile. (Foto: pagina Facebook archivio FAST)

L’inizio della liberazione: 29 aprile 1945

Probabilmente i trevigiani non se lo aspettavano ma quelle di marzo sono state le ultime bombe a cadere sulla città. L’avanzata degli Alleati in Italia era sempre più rapida e nel giro di un mese anche il capoluogo della Marca ha potuto pronunciare la parola liberazione. In una nota dell’amministrazione comunale cittadina datata 29 aprile 1945 si legge che “questa mattina i patrioti – ovvero i Partigiani, descritti come “umili e grandi Eroi” – sono entrati in Treviso ed hanno issato nelle nostre piazze la bandiera della libertà, quella libertà che il giogo fascista ci aveva lungamente compressa e negata“. Era una domenica, un giorno di festa a cui si è aggiunta una rivoluzione. A seguito di sanguinosi scontri tra le truppe tedesche e i Partigiani, che ne videro cadere molti – non solo Treviso ma anche in comuni limitrofi come Quinto – il Comitato di Liberazione Nazionale prese definitivamente possesso della città e della giunta comunale.

La liberazione ufficiale: 30 aprile 1945

Soltanto il giorno dopo, il 30 aprile, gli Alleati fecero il loro ingresso in città. Si festeggiava santa Caterina da Siena patrona d’Italia e il tempo era inclemente ma non ha scoraggiato la folla festante. Così almeno si legge nei giornali dell’epoca, sicuramente supervisionati del CLN. La nutrita schiera americana viene accolta in municipio e gli ufficiali sembravano compiaciuti dal lavoro svolto dalle truppe partigiane e desiderosi di mettersi all’opera per rinnovare la città dalle dure ferite della guerra. Alcuni aerei volteggiavano nel cielo, finalmente non più minacciosi, e i trevigiani li salutavano sventolando dei fazzoletti bianchi. Pochi giorni dopo sono stati celebrati i funerali dei partigiani caduti, ma molti morti sono stati fatti anche nel lato delle brigate nere nella lunga battaglia che ha condotto alla città liberata e alla fine della guerra civile.

Dal bombardamento alla Liberazione: la Treviso che resiste ultima modifica: 2021-04-26T08:30:00+02:00 da Giorgia Favero

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Bell posto! Gracias por la nota.

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