INTERVISTE PERSONAGGI

Patrizio Baroni, la televisione, la Marca ed il Messico

Patrizio Baroni

Estroverso, generoso e vulcanico.  Sempre in movimento, anche intellettualmente, Patrizio Baroni è un personaggio noto a livello nazionale per la sua carriera nel mondo della televisione, ma non solo. A  Treviso il suo nome è collegabile alla tv Antenna Tre Nordest, ai tempi dell’editore Giorgio Panto, per la quale è stato direttore. Di origini trevigiane, ha lavorato e vissuto in vari luoghi, ma da tempo è sbarcato nel Nuovo Continente per una seconda avventura di vita.

Immagino che non sia facile raccontare in breve cosa hai fatto, ci vuoi provare?

Il mio percorso professionale è iniziato da ragazzo quando, ancora studente, caricavo la pellicola 16 millimetri nei sacchi neri per gli operatori tv. Ero in sostanza l’assistente dell’assistente (un gradino sopra del portaborse). A 18 anni ho iniziato a fare il cameraman, a 21 il primo cameraman, a 23 il direttore della fotografia, a 25 il regista in esterni per la Rai ed a 29 avevo la mia produzione: un evento, a Roma, a conclusione di Italia 90. Ovviamente l’attività, negli anni, ha avuto risvolti inaspettati: dall’organizzatore di eventi, nazionali ed internazionali, alla gestione delle iniziative speciali nella segreteria particolare del ministro della Pubblica Istruzione. Ma anche documentarista, conduttore televisivo, autore ed imprenditore, con più di una avventura imprenditoriale nel mondo della comunicazione e produzioni di televisioni nazionali e locali.

Baroni e la Rome

Baroni nel 1994 con Sydne Rome nel programma di Rai Uno Ciao Italia

Patrizio Baroni in che ritieni sia cambiato il mondo del media televisivo, soprattutto con l’avvento di internet?

Come in tutte le cose, con aspetti positivi ed altrettanti negativi. Quello in assoluto positivo è l’accessibilità al mondo della comunicazione, ovvero la possibilità di “avere una finestra” per chiunque. Questo aspetto, al contempo, con l’abbassamento della soglia di accesso alla tecnologia, è il vero problema della comunicazione. Oggi comunicano anche gli asini (con tutto il rispetto per un animale meraviglioso).
Non vi sono regole, non c’é deontologia, non vi è professionismo e viviamo, pertanto, nell’era delle “fake news”. La comunicazione è, a mio avviso, un insieme di arte e scienza. Serve creatività e competenza. Non si può lasciare a qualunque deficiente (nel senso latino di “deficere”, ovvero mancante di una adeguata preparazione e cultura) la possibilità di esporre “modelli” laddove il media, qualunque esso sia, rende credibile il messaggio divulgato.

Oltre al lavoro, ti sei impegnato molto anche a livello sociale e politico. Come vedi il nostro paese oggi?

La Rai, a suo tempo, ed i media in generale, oggi, sono sempre stati lo specchio del Paese. Oggi più che mai ne sono convinto. Tangentopoli, che ha avuto l’indubbio merito di scoperchiare un sistema di corrotti e corruttori, ha però tagliato, indistintamente, la testa ad una classe dirigente competente. Ha lasciato al comando falsi ipocriti ai quali, della “res publica”, non ha mai importato nulla (e lo abbiamo visto in ripetute occasioni). Il Paese, quindi, è come la comunicazione che genera, agli ultimi posti per la libertà di stampa ed infarcita, soprattutto, di falsità. Della prima repubblica mi mancano i gentiluomini, quelli con lo spirito di servizio e che oggi sono mosche bianche. In Veneto, ad esempio, abbiamo mediamente un buon governo con l’unico neo di essere “esclusivo” mentre, a mio avviso, la politica dovrebbe essere inclusiva, ovvero raccogliere gli elementi positivi anche al di fuori della “famiglia”.

Qual è il legame con il tuo Veneto oggi e con la Marca trevigiana in particolare?

Un rifugio, la casa, il luogo dove tornerò al termine della vita. Uno dei posti più belli al mondo ma un po’ decadente dal punto di vista sociale. Ricordo il Veneto da bambino, quando, con la Vespa, mio nonno mi portava nelle fattorie, anche in quelle di gente sconosciuta e la porta era sempre aperta. Certo, i tempi sono cambiati. La delinquenza, le vere e proprie invasioni di persone che, troppo spesso, non accettano le regole basiche della civile convivenza… oggi, però, molte porte sono chiuse e le ragioni di cui sopra valgono al 50 per cento.
Il resto è dettato dal benessere che, molti dei miei concittadini, temono di poter perdere e tornare ad essere le genti umili che erano una volta. Sarà davvero un male ? 

Baroni a Venezia

Appoggiato ad una telecamera sullo sfondo di piazza san Marco

La Marca trevigiana è uno dei migliori compromessi al mondo per avere un’ottima qualità della vita, un territorio straordinario e, a parte la precedente riflessione, ricco di gente genuina che, probabilmente, deve solo recuperare le proprie tradizioni sociali.

E quale rapporto ha con il Messico, dove vivi attualmente?

Contrastante. Era un Paese che mi ospitava, poi ho cominciato ad amarlo ed apprezzarlo. Nelle sue forti contraddizioni è un luogo che ti sa stupire e la cultura latina lo rende molto simile al nostro mezzogiorno (dove ho vissuto e lavorato molto), nel bene e nel male. Ho goduto di intense emozioni, del “caribe messicano”, della straripante natura; viaggiato in molte aree affascinanti del Paese ed avuto la conferma che, come nel nostro meridione, i grandi limiti ad uno sviluppo omogeneo del territorio sono responsabilità delle proprie genti e della cultura sociale. Quanto tutto questo sia colpa della lunga dominazione spagnola, non ho base scientifica per definirlo, ma credo abbia influito molto. Il Messico e le sue contraddizioni sono stati comunque una tappa importante del mio peregrinare e, per quanto sia un’esperienza giunta al termine, sono felice di averla vissuta.

Di cosa si sta occupando oggi Patrizio Baroni e a quali progetti futuri pensa?

Da non molto ho organizzato il Carnevale di Playa del Carmen, sto pianificando la festa del “Grido” il 15 settembre, un convegno di economia fra Messico ed Italia. Sto poi appoggiando, come consulente esterno, l’attuale Alcaldessa, ovvero la Sindaca della città, predisponendo il prossimo carnevale del 2020 e dando vita ad un patronato, organizzatore di eventi. Questo perché tutti gli imprenditori dell’area possano contribuire alla realizzazione di eventi internazionali per promuovere il destino. Una volta che tutto sarà in ordine partirò: prossima meta il sud-est asiatico. C’é una cultura millenaria, quasi inesplorata per noi occidentali, da conoscere, e sono attratto da questo nuovo viaggio. Ricordo quando, studente del liceo classico ed innamorato di Dante Alighieri, lessi – e divenne la base della mia vita – la terzina tratta dal “Folle volo di Ulisse”: “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”.
Auguriamo un buon viaggio a Patrizio Baroni e un buon rientro in Italia.

Gigi Fincato

Autore: Gigi Fincato

Veneziano, giornalista professionista e dj. Ha lavorato per anni nell’emittenza radio-televisiva locale, come speaker a radio Venezia e a radio Base Popolare Network, e come redattore delle tv Antenna Tre di Treviso, Diffusione Europea di Padova e del quotidiano Il Gazzettino di Venezia. Attualmente si occupa di formazione professionale per la scuola Buzzati dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto e scrive per alcune testate online.

Patrizio Baroni, la televisione, la Marca ed il Messico ultima modifica: 2019-06-21T09:03:27+01:00 da Gigi Fincato

Commenti

To Top