NATURA STORIE

Il Piave, viaggio lungo il placido corso del fiume

Corso Del Fiume Piave

In questi giorni d’afa è anche una meta alternativa al mare. Il Piave è un fiume che nasce e sfocia in Veneto. Fu teatro di importanti battaglie, incontra territori ricchi di prodotti enogastronomici tipici. Per lunghissimo tempo è stato luogo di cesura tra le popolazioni, ma grazie alla memoria di guerra diventa uno dei simboli di unità nazionale. Oggi per molti versi un fiume in agonia, che soffre dello sfruttamento idroelettrico e per uso agricolo. Forse conoscerlo un po’ meglio può aiutarci a rispettarlo di più.

Caratteristiche fisiche del Piave

Con i suoi 220 chilometri di lunghezza si colloca nella quinta posizione della classifica dei fiumi più lunghi d’Italia. La sua sorgente si trova sulle Alpi Carniche, alle pendici del Monte Peralba, linea di confine naturale tra il Veneto e il Friuli Venezia Giulia. Per chi ama il trekking, è possibile “visitare” le sorgenti, a 2037 metri di quota: il punto di riferimento è proprio il Rifugio Sorgenti del Piave (Val di Seis), da cui ha inizio l’Alta Via delle Dolomiti n°6. Da quel punto il Piave comincia il suo viaggio verso l’Adriatico, acquisendo forza dai numerosi affluenti che si distribuiscono nella provincia di Belluno.

Corso Del Fiume Piave
Da Feltre raggiunge il territorio della Marca e sfiora Treviso passandoci a circa 15 chilometri in direzione nord, per proseguire la sua corsa nel veneziano. Raggiunge il capolinea a Cortellazzo (Jesolo) grazie ad una variazione artificiale seicentesca. Sul suo antico alveo è stato fatto deviare un altro fiume caro a noi trevigiani, il Sile, che appartiene al suo stesso bacino idrografico.

Il Piave o la Piave?

Questo fiume, come del resto anche altre opere naturali, è “vittima” di una lunga diatriba tra il maschile e il femminile. È un fatto certo che nella lingua dialettale è sempre stato chiamato “la” Piave e che uno dei principali fautori della sua mascolinizzazione (già avviata, secondo alcuni) fu Gabriele D’Annunzio e i duri tempi di guerra.
Da questi nacque infatti La leggenda del Piave, composta da Ermete Giovanni Gaeta (in arte E. A. Mario) il 24 giugno 1918, notissimo canto passato di bocca in bocca lungo le linee del fronte nell’anno della svolta nella Prima Guerra Mondiale. Nel corso degli anni e dei decenni, l’articolo “il” si è consolidato, ma nelle nostre zone c’è chi non si arrende a nominarlo al femminile.

Attraversamento Del Piave

Immagine storica dell’attraversamento sul Piave

C’è chi lo ritiene un vezzo, chi ne dà la colpa alla nota testardaggine dei Veneti, fatto sta che in molti ancora sentono il carattere femminile del fiume. Niente di male, è l’eco di un approccio più amorevole e dolce nei confronti di un territorio e di un fiume molto delicato, oggi più che mai da proteggere.

“Non passa lo straniero”

Il Piave è considerato fiume sacro alla Patria in seguito alle vicende che si sono verificate lungo le sue sponde, soprattutto negli ultimi mesi della Prima Guerra Mondiale. Nella già citata canzone di Gaeta (che per altro non combattè su quel fronte) il fiume viene personificato e reso principale attore degli avvenimenti bellici. Il Piave è ritratto mentre “mormora”, “ascolta”, “comanda”, “rigonfia le acque” per cacciare indietro il nemico e infine “tacque”. Si placa quando il nemico viene definitivamente respinto e il popolo liberato.
La canzone accompagnò i soldati in modo particolare a partire dalla controffensiva del giugno 1918, un muro solido costruito dopo la rotta di Caporetto, che ha concesso ai nemici l’ingresso quasi incontrastato nel Veneto.

Fiume Piave con bagnanti e vegetazione

Corso del Piave a Falzè

Pare che riuscì a dare così tanto coraggio e forza di spirito ai combattenti che il generale delle forze armate Armando Diaz disse a Gaeta: “Mario, la vostra Leggenda del Piave al fronte è più di un generale!”.

I prodotti del Piave

Il Veneto, si sa, è anche terra di buon cibo e il nome Piave ne è una testimonianza. Esiste infatti la denominazione Piave DOP che si riferisce a tipi di formaggio a pasta cotta e dura prodotti nel bellunese. Più dalle nostre parti invece abbiamo un vino, il Raboso Piave, da non confondere con il suo stretto parente, il Raboso veronese. Il nome del resto parrebbe derivare dal torrente Raboso, che dalle Prealpi Bellunesi attraversa Valdobbiadene e Conegliano prima di gettarsi anch’esso nel Piave.
Il Raboso Piave è un vino della nostra tradizione che si presenta con colore rosso rubino impenetrabile e al naso sprigiona note fruttate di ribes e amarene, profumi di sottobosco e spezie. Esiste anche la DOC Piave, un’area molto vasta che si estende dai confini nordorientali delle provincie di Treviso con il Friuli fino alla foce del Piave. Qui si producono Raboso, Cabernet, Carmenère, Merlot, Manzoni, Chardonnay, Rosso, Tai e Verduzzo. Non sentite già la voglia di un aperitivo?

Giorgia Favero

Autore: Giorgia Favero

Sono una toscana veneta di famiglia trapiantata da anni a Treviso. Ho una formazione in architettura e storia dell’arte ma una passione per la scrittura. Lavoro nell’ambito editoriale e della comunicazione digitale, scrivo e sono caporedattrice di una rivista di filosofia pratica. Mi interesso delle dinamiche ambientali e della protezione degli animali, spero che la cultura possa aiutarci a creare un futuro migliore.

Il Piave, viaggio lungo il placido corso del fiume ultima modifica: 2019-06-25T08:38:45+01:00 da Giorgia Favero

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